I primi 100 anni di ICP

I primi 100 anni di ICP

Cento anni.

Un secolo di storia, di impegno, di passione, di prospettiva. L’industria Cartaria Pieretti raggiunge, con il Gruppo Pba, un traguardo importante, testimoniando come, la lungimiranza e l’innovazione continua, possano fare la differenza in un progetto d’impresa. Oggi, Icp produce cartoncini riciclati ed è leader nel settore del tissue sui mercati nazionali e internazionali. Ma la strada per arrivare fino a qui è stata lunga, fatta di scelte, prove e cambiamenti.

L’inizio

Tutto inizia nel lontano 1924, con la fondazione della Fabbrica F.lli Pieretti che produce carta paglia in formati. In pochi anni, la società estende la sua produzione in stabilimenti a Bagni di Lucca, Marlia, Ghivizzano e Margarita di Cuneo (la prima attività al di fuori della Toscana). Purtroppo, durante la seconda guerra mondiale, si trova costretta a sospendere la sua attività per riprenderla nel periodo post-bellico nelle due cartiere di Marlia, in quella di Ghivizzano e in quella di Ponte all’Ania.

È il 1960 quando avviene la trasformazione con la produzione di carta in bobine per sacchetti e ondulati. Due anni dopo, con il fervore dell’espansione, viene costruito un nuovo stabilimento a Marlia per la produzione di carta ondulata. E, sempre a Marlia, uno stabilimento per la produzione di cartone ondulato per le scatole.

Nel 1973 viene inaugurato un nuovo reparto per la produzione di cartone ondulato in fogli nello stabilimento di Marlia. Il core business si è ormai spostato sulla produzione del cartone ondulato per applicazioni industriali. Un cambio di direzione che comporta anche una nuova ragione sociale e un’altra denominazione: da F.lli Pieretti, l’azienda diventa Ondulati Pieretti. Uno sviluppo di questo tipo richiede anche un maggior numero di risorse ed ecco che, in questo periodo, si arrivano a contare oltre 100 dipendenti.

Nel giro di due anni, Ondulati Pieretti rafforza il suo ruolo di produttore di cartone ondulato in fogli. Prima nello stabilimento di Marlia e poi in quello di Ghivizzano, inizia a produrre cartoncino per la fabbricazione di tubi ad uso industriale e per il settore igienico. Due strutture che ben presto vengono potenziate, optando invece per la cessione della divisione dedicata alla produzione del cartone ondulato. È il 1981 quando, anche nello stabilimento di Ghivizzano, inizia la produzione di cartoncino per uso industriale, composto da carta da macero e tagliato in strisce per la realizzazione di tubi e anime per il tissue.

La produzione di anime

La nuova fase inizia però nel 1990 quando l’ormai Industria Cartaria Pieretti (ICP), appare fortemente specializzata nel settore della produzione di cartoncini destinati alla fabbricazione di anime da supporto per rotoli igienici. IcP assume così un ruolo preminente sul mercato italiano. Nascono così importanti collaborazioni con produttori di macchinari, tubiere, al fine di produrre anime sempre più performanti in grado di rispondere alle esigenze del mercato.

Grazie all’attenzione alla qualità del prodotto, alle esigenze del cliente e al miglioramento costante, nel 1993, Icp partecipa alla prima edizione di Tissue World a Nizza. La fiera è di riferimento nel settore, a partire dalla quale inizia una nuova fase di espansione verso mercati europei e mondiali. Una presenza che fa coppia con quella del China Paper, nel 1995, alla prima fiera del Tissue di Pechino.

Il 1996 segna l’arrivo della seconda macchina continua e l’inaugurazione del nuovo impianto di cogenerazione da 5 megawatt. Il nuovo impianto è capace di consentire maggiore efficienza per la produzione di vapore ed energia nello stabilimento di Marlia, oltre a un importante miglioramento in termini di sostenibilità ambientale. Viene invece interrotta la produzione nello stabilimento di Ghivizzano.

Gli anni 90

L’installazione della seconda macchina continua, insieme al profondo rinnovamento aziendale avvenuto durante gli anni ’90, permettono così a Icp di espandere il proprio mercato anche al di fuori dei confini nazionali, arrivando a diventare leader nella produzione di cartoncino per anime.

Il percorso di Icp prosegue inarrestabile. Nel 2008, Toscotec, azienda del Gruppo Mennucci, premia Icp nell’ambito della terza edizione di “Tecnologia e Passione. Premio per l’innovazione 2008”, assegnato per aver installato con successo un sistema innovativo di pressatura del cartoncino.

Il bilancio, l’anno seguente, per gli 85 anni di attività dell’Industria Cartaria Pieretti, è straordinario, a partire dalle 140.000 tonnellate annue di produzione di cui il 45% esportate. Icp assume la leadership in Europa nella produzione di cartoncino destinato alla fabbricazione di anime da supporto per il tissue, ma continua il suo sviluppo con uno sguardo sempre attento all’ambiente. Avvia, infatti, un importante miglioramento dell’efficienza energetica grazie alla modernizzazione degli impianti, che consente anche un incremento della produttività.

È a questo punto che l’azienda decide di investire ulteriormente, costruendo un nuovo impianto di depurazione biologico all’avanguardia con l’obiettivo di ridurre il consumo specifico delle acque di processo. Intanto, la PM2, la macchina continua di avanzatissima concezione, viene ancor più modernizzata.

Sempre nel 2009, Icp partecipa a numerosi convegni e incontri del settore. Tra i più importanti: Tissue World Nice a marzo, Chipec Cina in aprile, Paper Arabia Dubai a ottobre, Paperex Dehli a dicembre.

Un anno ricco, intenso e proficuo in cui, non solo si raccolgono i frutti di un lungo percorso di successo, ma si continua a guardare avanti con determinazione e perspicacia.

Nel 2010, infatti, viene inaugurato il nuovo impianto di cogenerazione da 7,5 megawatt per la produzione di energia a vapore per tutto lo stabilimento. Il nuovo impianto garantisce anche una maggior salvaguardia dell’ambiente.

L’incontro con PBA

Valori, storia e obiettivi contribuiscono, nel 2018, alla decisione di unire Icp a Cartiere dell’Adda. Nasce così il più grande Gruppo europeo nella produzione di cartoncino riciclato per semilavorati industriali. Oggi Icp continua ad essere un’azienda in costante crescita ed evoluzione che punta alla qualità, all’innovazione e ha a cuore l’ambiente. Allo stesso tempo mantiene la grande vocazione internazionale, l’alta specializzazione e il know-how unico.

Con l’entrata nel Gruppo Pba, Icp si è aperta a nuovi mercati, rafforzando la propria posizione anche laddove era già presente, potenziando gli investimenti e ottimizzando i processi produttivi e organizzativi.

Oggi, di fronte a Icp, ci sono ancora tante nuove e straordinarie sfide, progetti da realizzare, obiettivi da perseguire e una squadra fatta di persone dall’immenso valore umano e professionale, senza cui, gran parte del lavoro, non sarebbe possibile.

Cento anni di storia rappresentano una meravigliosa e non comune tappa di un cammino che punta a diventare molto più lungo.

Questo è solo l’inizio.

I prodotti di PBA. Le parole chiave per il futuro? Customizzare e diversificare.

I prodotti di PBA

Pensiamo al primo modello di Ford. Quando Henry Ford costruì la sua prima auto, la model T, ironizzava dicendo ‘puoi sceglierla del colore che preferisci, purché sia nero’, perché venivano prodotte solo nere. Oggi, invece, è possibile customizzare qualsiasi auto, personalizzarle nei colori, negli accessori, negli interni e non solo”.

Con questa suggestiva immagine, chiara e immediata, Roberto Severini, Direttore marketing del Gruppo Pba descrive, in “chiave automobilistica”, come è cambiato negli anni anche l’approccio di Cartiera dell’Adda e Icp verso il cliente. Poche e semplici parole che ci trasferiscono, in modo netto, la direzione intrapresa oggi dalle due aziende: quella di andare incontro alle esigenze del cliente, di creare qualcosa su misura per lui, adattandosi alle sue necessità e non viceversa.

Uno sguardo diverso, più aperto, che ha fatto sì che, le due aziende, in questi anni, si focalizzassero su un aspetto fondamentale: migliorare la qualità nella produzione, limitando così l’approccio industriale in favore di un approccio più orientato al cliente. Qualcosa che, se in Icp era già piuttosto presente, non era lo stesso per Cartiera dell’Adda.

È stato proprio il mix tra le peculiarità delle due realtà a rendere possibile lo sviluppo di una serie di nuovi prodotti, rivoluzionando quelli in cui le aziende erano forti e consolidando quelli considerati “più di nicchia”.

Il risultato complessivo è stato importante e i numeri possono confermarlo.  In fatto di vendita, il prodotto principale del Gruppo, è attualmente il cartoncino per il tissue che viene realizzato in Icp. Il secondo è quello per tubi industriali che viene fatto in Adda e il terzo è il cartoncino per gli angolari. “Questi sono i primi tre che fanno comunque una quota parte molto importante di quella che è la nostra produzione – spiega Roberto Severini – Insieme, infatti, fanno il 60% del nostro business”. Ma non è finita qui perché, a seguire, troviamo i tubi per le termocoppie, ma anche il cartoncino per uso alimentare. 

La produzione, inoltre, sta guardando a nuovi mercati. Una direzione che si sta rivelando vincente, sebbene abbia comportato un cambiamento importante all’interno dell’organizzazione aziendale e, in particolare, nel modo di concepire e studiare il prodotto, invertendo del tutto l’ordine delle cose.

Il primo passo, infatti, adesso è proprio quello di domandare al cliente “Di cosa hai bisogno? Come posso, con due stabilimenti produttivi e tre macchine continue, riuscire a creare un prodotto più consono a quelle che sono le tue aspettative?” e solo così dare inizio al lavoro.

In quest’ottica, anche il marketing – come ha sottolineato Roberto Severini – ha deciso di seguire un approccio ben chiaro: diversificare. “Il mercato è talmente volatile che, se ci standardizziamo troppo su determinati prodotti, rischiamo di perdere importanti occasioni, diventando vittime di quello che è l’andamento industriale del mercato stesso”.

Il 511 Racing Team: un’intervista a tre per conoscere più da vicino il team sostenuto da Cartiera dell’Adda e icP

il 511 Racing Team sostenuto da Cartiera dell’Adda e icP

Due pilote e una team manager: un’intervista a tre per conoscere più da vicino il 511 Racing Team, sostenuto da Cartiera dell’Adda e icP, che ha uno staff tutto al femminile e gareggia anche nel campionato maschile.

Raccontateci un po’ di voi, come vi siete avvicinate a questo sport?

C’è qualcuno a cui dovete questa passione?

BEATRIZ Fin da piccola mi sono sempre piaciute molto le moto e grazie ai miei genitori ho potuto avvicinarmi a questo sport. Devo la mia passione alla mia famiglia, in particolare a mio padre.

SARAHo iniziato questo sport grazie a mio padre, grande appassionato di moto. Per la festa de “Los Reyos” (Epifania) mi hanno regalato una piccola moto da cross, così tutti i fine settimana ho iniziato a girare in moto insieme a mio padre.

VALENTINADa ex ciclista professionista la mia passione è sempre stato il ciclismo. L’interesse per l’Ingegneria e la meccanica mi hanno portata ad avvicinarmi al motorsport, e anche al movimento che genera intorno a sé.

Questa mia passione non la devo a nessuno in particolare. Il mio motto è “lo sport come stile di vita” ed è proprio per questo che pian piano la passione è maturata dentro di me, ma pur sempre di due ruote parliamo! C’è però da dire che, durante gli allenamenti in bici, si univa al mio gruppo qualche pilota. Infatti, è fondamentale per loro pedalare per mantenere la forma fisica stimolando anche l’equilibrio nella guida. Pian piano mi sono lasciata coinvolgere sui circuiti.

Quali sono le difficoltà che riscontrate in un ambiente che è molto al “maschile”?

BEATRIZ  Le difficoltà sono fisiche rispetto alle moto con più potenza.

SARA Non posso dire di aver vissuto una brutta esperienza, in pista mi sono sentita accolta e mi hanno sempre voluto tutti bene. C’è da dire che in questo mondo in quanto donna, devi sempre dimostrare un po’ di più per farti notare, ma non è stata sicuramente un’esperienza negativa.

VALENTINA La nascita di questo progetto all’interno di un settore ancora oggi per lo più caratterizzato da presenza maschile, è per noi una sfida. Fin dall’inizio abbiamo dovuto lavorare duramente e a testa bassa, eravamo convinte che sarebbe servito il lavoro di squadra e i primi risultati per poter affermare l’esistenza di un team al femminile che può coesistere in questo mondo.

Quando avete deciso che questa sarebbe stata la vostra professione?

BEATRIZ Da quando sono salita in moto per la prima volta.

SARA Direi che non ho ancora deciso quale sarà la mia professione, faccio questo da quando avevo 8 anni, mi sono dovuta fermare due volte per vari motivi, ma l’ho sempre fatto per passione, oltre alle tante altre cose che sto facendo. Al momento rimane una passione perché ho bisogno di lavorare per mantenermi.

VALENTINA Inconsapevolmente queste sono scelte che nascono da piccola e pian piano si trasformano fino a diventare realtà concrete.

C’è qualcosa a cui avete dovuto rinunciare?

BEATRIZ Ho sempre cercato di combinare tutto con il mio sport. Ma è vero che uscire a prendere un caffè con i miei amici mi è costato molto a causa dei miei impegni, motivo per cui ho dovuto rinunciare alla mia vita sociale.

SARA Rinunce direi di no, quando ero più piccola ed i miei amici decidevano di uscire a fare serata io preferivo andare in pista ad allenarmi, quindi non l’ho mai vissuta come una rinuncia. Poi alla fine sono scelte che si fanno, ma è anche una questione di organizzazione, se si vuole davvero si riesce a far conciliare tutto.

VALENTINA A molte cose, forse troppe da raccontare, ma sono scelte dettate dalla consapevolezza che per ottenere grandi risultati bisogna affrontare sacrifici.

Il ricordo più bello e quello più brutto della vostra carriera

BEATRIZ Il più bello è stato quando sono stata proclamata campione d’Europa, i momenti più brutti sono sempre gli infortuni.

SARA Il ricordo più bello è legato al circuito di Montmeló a Barcellona, in cui ho vinto una gara interamente sotto la pioggia, non ricordo l’anno ma ricordo la grandissima emozione. I ricordi più brutti sono due: le due volte in cui ho smesso di correre. La prima a causa di un infortunio, e mio padre non voleva più farmi gareggiare; la seconda invece perché non avevo un progetto che ritenevo valido e per questo ho scelto di rimanere ferma un anno.

VALENTINA – Il successo di squadra è in cima alla classifica delle cose belle da ricordare. La vittoria non è mai del singolo ma di tutte. Il momento più brutto, oltre agli attimi di suspence durante le cadute, è stato il secondo posto nella classifica generale l’anno scorso di Sara Sanchez. Ad ogni modo, siamo riuscite a trasformare l’accaduto in una vittoria. E’ bastato guardare a quello che eravamo riuscite ad ottenere in un anno dalla nascita di questo straordinario progetto!

Cosa consigliereste a chi si appassiona a questo sport?

BEATRIZ Di non mollare mai perché è uno sport molto bello.

SARA Il mio consiglio è di seguire il proprio cuore. Sappiamo che non ci sono molte ragazze in questo sport, quindi è difficile individuare un esempio da seguire. Però il fatto che non esista un Valentino Rossi in versione femminile non significa che una ragazza non possa aspirare ad essere Valentino Rossi! Può farlo, basta seguire il cuore e se si ha la famiglia al proprio fianco io direi: “Vai, vai e divertiti! Il resto viene da solo”.

VALENTINA Il consiglio è di non dimenticare che ci vuole molta dedizione per il lavoro di squadra. Perché ogni singolo elemento del team è indispensabile e i rapporti umani vanno coltivati!

Cosa vi augurate per il futuro? Un augurio per la vita privata e uno per quella professionale!

BEATRIZPer quanto riguarda le moto, vorrei diventare Campionessa della Coppa del mondo femminile; in termini di lavoro, vorrei lavorare come avvocato per una grande multinazionale.

SARA – Nell’ambito delle moto non saprei. Sto vivendo giorno dopo giorno perché si parla di mondiale, ma è ancora tutto incerto, non so quale sarà l’obiettivo per il 2024. Per il mio futuro professionale, invece sto studiando e spero di riuscire ad esercitare una professione attinente ai miei studi. Ancora meglio, se sarà in ambito sportivo motociclistico!

VALENTINA Non si svela per scaramanzia quello per la vita privata, ma so che il futuro riserverà al 511 Racing Team tante tante soddisfazioni professionali! Siamo già sulla buona strada… quella che probabilmente ci vedrà protagoniste in un Campionato di carattere mondiale.

Un pregio e un difetto delle due colleghe.

BEATRIZ Non trovo difetti, penso che siamo una grande squadra e sono molto felice di lavorare con loro.

SARA Non delle mie colleghe, parlo dei miei. Il mio difetto è quello di rimandare le cose, aspetto sempre l’ultimo momento per farle. Invece il mio pregio è che se mi metto in testa un obiettivo lavoro tantissimo fin quando non ottengo il risultato che mi ero prefissata.

VALENTINA Potrei scrivere un libro! Se devo scegliere il pregio, evidenzio il grande impegno al lavoro. Per il difetto invece, forse è che tutte crediamo troppo che i risultati valgano più di mille parole. Invece già raccontare al mondo, e con orgoglio, la strada che abbiamo percorso per ottenerli, può dare forza al vero significato di questo progetto “Riconoscere e valorizzare il talento delle donne nel motorsport”. 

icP tra gli sponsor del Conservatorio Boccherini di Lucca

icP tra gli sponsor del Conservatorio Boccherini di Lucca

Boccherini News è una nuova rubrica ideata dalla televisione di Lucca, Noi Tv. La trasmissione, supportata da icP, nasce per raccontare lo studio, l’impegno e la passione dei tanti giovani talenti che studiano presso l’Istituto Musicale Boccherini. Tra l’altro l’istituto lucchese è diventato a inizio anno Conservatorio di Stato.

Le puntate sono strutturate un po’ nel format di “Amici”, la fortunata trasmissione televisiva delle reti Mediaset. E vanno in onda la domenica sera (e in replica il lunedì). Costituiscono così un modo diverso e originale per far conoscere la vita degli studenti e dei loro insegnanti e per parlare delle loro aspirazioni, del loro amore per la musica e delle difficoltà che incontrano ogni giorno.

Per maggiori info e per vedere le repliche passate: https://www.noitv.it/programma/boccherini-news/

icP sponsor della musica lirica

icP sponsor della musica lirica

icP è sponsor della musica lirica. L’azienda ha infatti sostenuto il progetto del produttore musicale Tony Labriola promuovendo così il talento lucchese Giovanni Parenti. Labriola ha infatti scelto il giovane tenore lucchese per girare un videoclip con Le Dolce Vita. Il famoso trio pop lirico, che si esibisce in tutto il mondo, ha recentemente pubblicato il singolo “Ave Maria della pace” con la partecipazione di Papa Francesco. Ha inoltre rieditato la canzone “Quando Quando Quando” voluta da Tony Renis, in occasione dei 60 anni dall’uscita sul mercato del brano.
Il video verrà girato a Lucca e sarà poi presentato nelle sedi Tv e Radio Locali e Nazionali.

Una moneta in regalo con Nazione Lucca, grazie anche a icP

Una moneta in regalo con Nazione Lucca, grazie anche a icP

La Nazione Lucca ha regalato ai suoi lettori una moneta, grazie anche al contributo di icP. Sarà infatti la passione per la storia di Lucca. Oppure quella parola – Libertas – che ricorre anche su alcuni edifici cittadini. O forse sarà anche il fatto che la libertà oggi è un valore che diamo per consolidato, ma che purtroppo è sempre più messo in discussione. E per questo riscoprirne il valore è assolutamente attuale.

Sta di fatto che la nuova iniziativa editoriale promossa da Qn, La Nazione di Lucca, insieme alla Fondazione dell’Antica Zecca di Lucca, ha riscosso un grande interesse. Si tratta della moneta, di colore dorato che riporta su una faccia l’arme della città “Lucensis Respublica” e, al centro dello stemma, la scritta “Libertas”. La moneta è stata regalata sabato 8 aprile a tutti coloro che hanno acquistato una copia dell’edizione locale de La Nazione. L’iniziativa è stata possibile grazie a prestigiosi partner, tra i quali figura anche icP.

icP e Tecno Paper protagoniste al Tissue World in Germania

icP e Tecno Paper protagoniste al Tissue World in Germania

Dal 28 al 30 marzo icP e Tecno Paper sono state protagoniste al Tissue World in Germania. La fiera è l’evento di riferimento in Europa per il settore della produzione di carta e prodotti tessili. E quest’anno si è tenuta per la prima volta a Düsseldorf. E’ stata un’occasione unica per venire a conoscenza delle ultime tendenze e innovazioni tecnologiche sul mercato, nonché per stabilire relazioni commerciali e costruire partnership a livello internazionale.

Il filo biancorosso che lega il Basket Le Mura e icP

Il filo biancorosso che lega il Basket Le Mura e icP

Intervista alla capitana della squadra Maria Miccoli

Entusiasmo, grinta e passione. C’è tutto questo nelle parole di Maria Miccoli, da oltre due anni capitana del Basket Le Mura, la squadra di basket femminile che quest’anno, Industria Cartaria Pieretti ha deciso con orgoglio di sponsorizzare. I valori che per eccellenza identificano lo sport, come l’impegno, la collaborazione, la costanza, l’etica, la motivazione e la determinazione per raggiungere un risultato, del resto, sono molto vicini a quelli dell’azienda che sa guardare con fiducia alle future sfide da giocare.

Ecco quello che lega con un “filo biancorosso”, come il colore della maglia che veste Maria, il Basket Le Mura a Industria Cartaria Pieretti e che emerge chiaramente da questa intervista.

Perché in fondo, si può scendere in campo in tanti modi diversi… che sia sul parquet per andare a canestro e segnare il punto decisivo o attraverso scelte d’impresa per mantenere alta la qualità con attenzione all’ambiente e alla sostenibilità, ognuno gioca la sua grande partita. Al centro stanno la passione per il proprio lavoro, il desiderio di raggiungere gli obiettivi, la cura nel migliorarsi sempre, l’intenzione di creare un ambiente sano in cui ognuno possa esprimersi al meglio e, tramite il proprio contributo, possa ottimizzare gli sforzi e gioire per il risultato comune. Tutto questo è lo spirito di una squadra come il Basket Le Mura, ma anche di un team solido e proattivo come quello di Industria Cartaria Pieretti.

Maria, raccontaci un po’ di te. Da quanto tempo giochi a pallacanestro?

Ho iniziato da giovanissima con mia sorella gemella. Avevo solo 4 anni e ho continuato fino ai 19 nella squadra della mia città natale, Trieste. Quando la società ha riscontrato dei problemi ho capito di dovermi spostare e ho iniziato a trasferirmi un po’ in giro per l’Italia: questo è il quarto anno che gioco a Lucca.

A chi devi la passione per questo sport?

Vengo da una famiglia di sportivi. Ho avuto due zii che giocavano a pallacanestro mentre i miei genitori hanno sempre praticato altro: canottaggio e pallavolo.

C’è da dire però che ho condiviso questa passione con mia sorella gemella. Fino ai 19 anni abbiamo giocato assieme, poi lei si è concentrata più sullo studio e sul lavoro, ha fatto qualche anno in serie B e adesso è tornata in A2 a Trieste. A differenza di mio fratello che si è cimentato un po’ in tutti gli sport, io e mia sorella abbiamo provato il basket e ci è subito piaciuto molto.

Personalmente preferisco gli sport di squadra a quelli individuali: credo infatti che il gruppo abbia un grande valore. Siamo cresciute in una bella squadra di amiche. Negli anni, giocare e lavorare all’interno di un team ti arricchisce molto personalmente. Può essere difficile da un lato, ma dall’altro ti regala tante cose positive.

Cosa consiglieresti a chi si appassiona allo sport in generale?

Credo che il mio segreto per riuscire, dopo tanti anni, a restare nell’ambiente sia stato il volermi dedicare a più attività diverse, almeno finché ho potuto: impegnarmi a scuola, mantenere amicizie che non fossero per forza legate al basket, in modo tale da non far diventare lo sport il fulcro di tutta la mia esistenza. Poi, ovviamente, è arrivata un’età in cui ho dovuto fare delle scelte, ma il mio consiglio è quello di non focalizzarsi subito su una cosa: provare a mantenere aperte tante strade e saper gestire diversi ambiti.

Quand’è che alla fine hai deciso di mollare il resto e fare del basket una professione?

Finché sono rimasta a casa, a Trieste, non ho mai pensato che il basket potesse portarmi a girare l’Italia. Tra l’altro, usavo il compenso per continuare gli studi universitari. Lo sport era prima di tutto una passione che vivevo come professione. Quando poi ci ho riflettuto, ho capito però che non avrei mai potuto smettere di giocare.

C’è qualcosa a cui hai dovuto rinunciare?

Il fatto di dover vivere lontana da casa ti porta a rinunciare a tanti aspetti, come passare del tempo con la tua famiglia o con gli amici di una vita. Sacrifici che però non mi hanno mai pesato così tanto da rinunciare al basket. Poi è ovvio che, come in tutti gli sport, se vuoi fare bene, devi avere uno stile di vita di un certo tipo, curare l’alimentazione e il riposo… insomma, adottare una serie di comportamenti che fanno la differenza.

Per un periodo hai giocato a Lucca, poi ti sei allontanata e sei tornata. Com’è la tua esperienza a Lucca?

Sì, ho giocato qui l’anno dello Scudetto di Lucca e poi sono andata via per tre anni, durante i quali ho giocato un anno a Ragusa e due a Vigarano, vicino Ferrara. Post Covid, sono tornata a Lucca. Lucca è la seconda città nel mio cuore, prima c’è ovviamente Trieste. Adoro le cittadine non troppo grandi e qui c’è tutto a portata di mano: la montagna, il mare, la vicinanza con Firenze, il verde… insomma, a Lucca si vive proprio bene.

Se dovessi trovare un difetto a questa città?

Posso trovare un difetto personale. Sono lontana da casa e, a livello di trasporti, non è ben collegata quindi spesso fatico a tornare a Trieste. Anzi, se devo dire, torno davvero poco. Non abbiamo molti giorni liberi consecutivi e impiego 4 ore e mezzo di macchina per raggiungere Trieste.

Il ricordo più bello e quello più brutto della tua carriera?

Di bellissimi ricordi ne ho due. Lo Scudetto di Lucca e la promozione dall’A2 all’A1 a Trieste: sono stati forse i due anni migliori. A Trieste sono partita dalla serie B e poi, con le compagne di una vita, abbiamo fatto tutta la scalata fino all’A1. Purtroppo, poco dopo, la società ha avuto vari problemi. Così sono approdata a Orvieto e quindi a Lucca. A Lucca abbiamo vinto lo scudetto il primo anno in cui ero qua. È stato un anno intenso, ci allenavamo tanto, ma essendo alte in classifica c’era la voglia di fare sempre bene. Anche in quel caso, mi ha aiutato tanto il gruppo perché stavamo bene dentro al campo, ma anche fuori. Per questo siamo riuscite a giocarcela perfettamente.

Un ricordo brutto è stato l’anno di A1 a Trieste per come si è sfaldato tutto in un attimo, è stato davvero deludente.

Questa stagione come sta andando?

È un periodo difficile. Lo scorso anno abbiamo fatto una bella stagione al di sopra delle aspettative e quindi quest’anno ci si aspettava un po’ di più. Purtroppo, abbiamo affrontato diverse sfortune che ci hanno provate anche moralmente.

Qual è un sogno che ti piacerebbe realizzare?

Mi piacerebbe provare un’esperienza all’estero, in primo luogo come esperienza di vita. Sperimentare una cultura nuova, imparare a relazionarmi con persone che hanno tradizioni lontane dalle mie. E poi chiaramente mettermi alla prova in un contesto diverso anche in ambito professionale: la Francia e la Spagna, per esempio, hanno un alto livello di gioco nel basket.

“RACCONTI DI CARTA”: UN CALENDARIO DI OPERE PRODOTTE SOLO CON CARTA RICICLATA

"RACCONTI DI CARTA”: UN CALENDARIO DI OPERE PRODOTTE SOLO CON CARTA RICICLATA

Racconti di carta”, un calendario di opere prodotte solo con carta riciclata, è il progetto realizzato nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro da alcuni studenti del Liceo artistico musicale di Lucca in collaborazione con Industria cartaria Pieretti.

Un progetto di riuso creativo per sensibilizzare le giovani generazioni sul tema della sostenibilità e dell’economia circolare. E’ questo quanto realizzato, nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, dagli studenti e dalle studentesse della 3E dell’indirizzo audiovisivo multimediale del Liceo artistico musicale A. Passaglia di Lucca in collaborazione con Industria Cartaria Pieretti, l’azienda di Marlia facente parte del gruppo Paper Board Alliance.

Un laboratorio di idee dal titolo “Racconti di carta” che ha messo al centro la fantasia e la creatività dei ragazzi, coordinati dal prof. Matteo Marabotti, con l’obiettivo di coinvolgerli nel riutilizzo dei materiali di scarto come azione consapevole e responsabile per ridurre gli sprechi. Ma anche di stimolarli a interpretare il recupero come forma di espressione artistica innovativa.

Divisi in gruppi, gli studenti hanno selezionato dodici storie o favole conosciute. Le hanno poi riprodotte, nell’ambientazione e nello stile delle scene, esclusivamente mediante l’utilizzo di carta riciclata. Boschi incantati, fondali marini, streghe e principesse, hanno preso vita tra giochi di luce e costruzioni, fatte solo di “cellulosa”. Per ogni rappresentazione, è stata poi studiata nel dettaglio la migliore resa fotografica. Sono stati quindi prodotti gli scatti, a partire dai quali è stato realizzato il nuovo calendario per l’anno 2023.

Un progetto significativo che ha combinato la didattica con i valori della sostenibilità, mettendo in contatto i giovani con un’importante azienda del territorio e dando loro l’opportunità di mettersi in gioco, attraverso un punto di vista diverso.

Il prof. Matteo Marabotti ha ricevuto un centinaio di copie del calendario, stampato su cartoncino riciclato, da Sonia Bernicchi, International Sales Manager del Gruppo Paper Board Alliance.

Per ricevere una copia del calendario scrivere a info@paperboardalliance.com

RSPP: LO SPETTACOLO SPONSORIZZATO DA icP

RSPP LO SPETTACOLO SPONSORIZZATO DA icP

Grande successo per lo spettacolo sponsorizzato da icP andato in scena lo scorso novembre al Teatro del Giglio.

Lo spettacolo teatrale RSPP – Restiamo Sani, Per Piacere! è stato organizzato dal progetto LU.ME. con la sponsorizzazione di icP e altre importanti realtà cartarie del territorio. Due serate erano dedicate alle aziende e una mattinata, quella delle prove generali, è stata riservata alle scuole superiori. Al centro: la sicurezza sul lavoro, a casa, in ogni aspetto della vita quotidiana.

Lo spettacolo ha vantato anche il patrocinio del Ministero del Lavoro, della Regione Toscana e del Comune di Lucca, ed è stato inserito all’interno del calendario nazionale degli eventi della XXI Settimana della cultura d’impresa di Confindustria.

Protagonista è stato Marco Lumettini detto “il Lume” (Marco Brinzi) con tre personaggi: il Limulo, il Dodo e l’A.I. (Intelligenza artificiale). I loro dialoghi surreali e lapidari sono nati da storie, impressioni, paure, routine dei lavoratori che hanno partecipato al percorso creativo. Tutti elementi che sono diventati ingredienti dello spettacolo sotto la guida artistica di Marco Brinzi e Cataldo Russo. Russo ha firmato anche la regia e che ha scritto il testo insieme a Morena Rossi dell’agenzia Fascetti Associati. L’esperimento ha dato luogo a qualcosa di spaventoso e saggio, rocambolescamente veritiero, surrealmente reale. Insomma uno spaccato della vita come la lavoriamo, tutti i giorni, ognuno nel proprio ufficio, banco, macchinario, mezzo di movimentazione. Lo spettacolo ha trattato il tema della sicurezza, come esso sia parte della vita. Non qualcosa che “va fatto”, non qualcosa che “a me non può accadere”. Ma qualcosa che c’è e di cui non si può “parlare” solo quando le cose precipitano.